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Come stabilito dall’art. 85 del Codice dei contratti pubblici, la corretta compilazione del DGUE rappresenta un elemento delicato per la partecipazione alle pubbliche commesse ed in special modo nella parte in cui l’operatore economico è chiamato a circoscrivere i cd. illeciti professionali maturati nella propria esperienza curriculare.

Il tema in questione, sovente dibattuto in sede giurisprudenziale, è stato oggetto di una recentissima e interessante sentenza n. 964 del 31.3.2022 del T.A.R. Campania, sede di Napoli, sez. I, nell’ambito della quale è stata sancita l’illegittimità di un provvedimento di esclusione riferito ad una sentenza penale di condanna non definitiva, per effetto di un’interpretazione condivisibile dell’art. 80, comma 5, lett. c) del C.C.P.

La norma, è noto, elenca i casi di possibile esclusione dalla procedura d’appalto allorquando “la Stazione Appaltante dimostri con mezzi adeguati che l’operatore economico si è reso colpevole di gravi illeciti professionali, tali da rendere dubbia la sua integrità o affidabilità”.

E’ altresì noto che l’efficacia temporale della causa di esclusione è stabilita esclusivamente, (e nella diversità delle due condizioni) in caso di condanna penale definitiva (cfr. art. 80 commi 10 e 10-bis del D.Lgs. n. 50/2016), restando di contro inespresso il dato normativo riferito ai casi in cui il “fatto” valutabile come illecito professionale derivi da una sentenza penale non definitiva.

Sul punto, i Giudici partenopei, interpretando l’art. 57 par. 7 della direttiva 2014/24/UE e riprendendo gli indirizzi del Consiglio di Stato (cfr. sez. V, 27.1.2022 n. 575) ha statuito che il periodo di esclusione per i motivi di cui alla lettera c) dell’art. 80 comma 5 del C.C.P. non può essere superiore a “tre anni dalla data del fatto in questione”.

Il principio appare coerente con i canoni di proporzionalità di matrice eurocomunitaria, contemperando al meglio le esigenze, da un lato, di dare comunque “rilievo” a fattispecie che siano assurte a rango di rilievo gius-penalistico e, dall’altro lato, di offrirne un “temperamento” garantistico, addivenendosi per l’effetto al giudizio di irrilevanza in termini di partecipazione allorquando il “fatto costitutivo” (l’evento storico, per meglio intendersi, n.d.r.) sia stato commesso oltre tre anni prima della indizione della procedura di gara.

Se così non fosse, aggiungono i Giudici amministrativi, la persistenza dell’obbligo dichiarativo (e, per l’effetto, la sua rilevanza, nei termini predicati dalla Plenaria 16/2020, ai fini escludenti) potrebbe rilevarsi un onere eccessivo per gli oo.ee. offrendo risalto a vicende professionali che, proprio per effetto del decorso temporale, siano divenute datate perdendo di valore significativo della “moralità professionale” di un’impresa.

Avv. Marcello Russo – Avv. Prat. Ab. Giuseppe Liquori