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Uno dei temi che più anima il mondo delle pubbliche commesse e, in special modo gli appalti di progettazione, è l’esatta corrispondenza tra i requisiti di qualificazione che deve possedere il professionista per la progettazione delle opere riconducibili alle classi/categorie, identificate secondo quanto riportato nella Tabella Z del D.M. 17 giugno 2016.

Sovente viene richiesto se sia possibile soddisfare il possesso di un requisito di qualificazione (es. di cat. E.19) con il possesso di un requisito della medesima categoria ma con diversa destinazione funzionale (es. E.04 e/o E.16).

All’interno del D.M. del 17.6.2016 “Approvazione delle tabelle dei corrispettivi commisurati al livello qualitativo delle prestazioni di progettazione adottato ai sensi dell’art. 24, comma 8, del D.Lgs. n. 50/2016” è presente un Allegato contenente una Tabella “Z-1” con l’indicazione delle diverse categorie, destinazione funzionale, identificazione delle opere ed il grado di complessità e corrispondenza.

A fare chiarezza è intervenuta l’ANAC con la Linea Guida n. 1 (cfr. Capitolo V. Classi, categorie e tariffe professionali) in cui ha specificato che “ai fini della qualificazione, nell’ambito della stessa categoria edilizia, le attività svolte per opere analoghe a quelle oggetto dei servizi da affidare (non necessariamente di identica destinazione funzionale) sono da ritenersi idonee a comprovare i requisiti quando il grado di complessità sia almeno pari a quello dei servizi da affidare”.

Ciò che rileva ai fini della qualificazione, dunque, non è l’identica destinazione funzionale ma il “grado di complessità” dell’opera da progettare.

Non a caso, la stessa Linea Guida utilizza un esempio pratico necessario per facilitarne la comprensione rappresentando che l’aver svolto servizi tecnici per la realizzazione di ospedali (E.10), caratterizzati dal grado di complessità pari a 1,20, può ritenersi idoneo a comprovare requisiti per servizi tecnici caratterizzati da pari complessità, quali quelli per la realizzazione di tribunali (E.16), o da minore complessità, quali quelli per la realizzazione di scuole (E.09 con grado di complessità pari a 1,15). Tale criterio è confermato dall’art. 8 del D.M. 17 giugno 2016, ove afferma che “gradi di complessità maggiore qualificano anche per opere di complessità inferiore all’interno della stessa categoria d’opera”.

Il successivo punto 2 della Linea Guida ANAC n. 1, infine, detta una disciplina che ha come destinatari le SS.AA. e come finalità quella di indirizzarle verso un criterio meno restrittivo ampliando così la concorrenza nei termini che seguono: “in relazione alla comparazione, ai fini della dimostrazione dei requisiti, tra le attuali classificazioni e quelle della L. n. 143/1949, si indica alle S.A. di evitare interpretazioni eccessivamente formali che possano determinare ingiustificate restrizioni alla partecipazione alle gare“. In particolare, per le opere di edilizia ospedaliera, identificate dal D.M. 17 giugno 2016 nella categoria E.10, deve essere indicata la corrispondenza con le opere precedentemente classificate dalla L. n. 143/1949 quali I/d (alla quale erano ascrivibili in genere tutti gli edifici di rilevante importanza tecnica ed architettonica); si osserva, invece, come, in base alla classificazione di cui alla tabella dell’art. 14 della l. 143/1949 gli ospedali risultassero riconducibili anche alla classe e categoria I/c, con una valutazione circa la complessità delle opere da ritenersi da tempo superata. Il criterio enunciato al punto 2. deve ritenersi esteso, ai fini della valutazione del possesso dei requisiti di partecipazione, anche ad altre categorie di opere, evidenziando come, in caso di incertezze nella comparazione, deve in ogni caso prevalere, in relazione alla identificazione delle opere, il contenuto oggettivo della prestazione professionale svolta“.

Beninteso, l’Autorità ha precisato che il criterio “osmotico” legato ai “gradi di complessità” è applicabile a condizione che ci si riferisca ad opere inquadrabili nelle attuali categorie “edilizia”, “strutture” e “infrastrutture per la mobilità”; di contro, nel caso di servizi di progettazione di opere inquadrabili in tutte le altre categorie dell’Allegato (es. “impianti”) risulta necessaria una valutazione specifica (“caso per caso”) che, sotto il profilo sostanziale, finisce per negare l’applicazione di un criterio unitario di equivalenza.

Avv. Marcello Russo – Avv. Prat. Abil. Giuseppe Liquori