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La Pandemia, è noto, ha lasciato ferite aperte nel settore dei contratti pubblici, investendo la filiera delle materie prime, sempre più scarse, con contestuale incremento dei costi di approvvigionamento dei materiali in uso, soprattutto presso i cantieri edili. 

Dopo una prima fase improntata ad attivare misure di sostegno di natura privata (cfr. norme in materia di bonus 110, sismabonus, bonus 90 ecc.), il Legislatore ha via via raccolto le istanze delle Associazioni di categoria (CNA e Ance su tutti), promuovendo una sequela di interventi rispetto ai funzionali a “riconoscere alle imprese gli incrementi straordinari di prezzo intervenuti” sul presupposto che il D.lgs. 50/2016 non prevedesse “adeguati meccanismi di revisione prezzi. In tale contesto, quindi, i contratti non risultano più economicamente sostenibili, con il conseguente rischio di un blocco generalizzato degli appalti, nonostante gli sforzi messi in campo dalle imprese per far fronte agli impegni assunti”.

Gli incrementi – che oggettivamente vanno qualificati come circostanze impreviste ed imprevedibili, ovvero quali cause di forza maggiore – pongono, infatti, sul tavolo due problematiche interconnesse: quella della gestione delle sopravvenienze perturbative dell’equilibrio originario delle prestazioni contrattuali e quella dei rimedi di natura convenzionale volti a risolvere tali sopravvenienze che incidono negativamente sul rapporto contrattuale.

Il contratto di appalto, infatti, è retto dal principio della “sinallagmaticità” ovvero dell’equo legame tra le due prestazioni dedotte in contratto. Allorquando una delle due prestazioni diviene sproporzionata vi è il dovere da parte di entrambe le parti, in virtù dei principi di correttezza e buona fede, di cooperare al fine di non rendere ancor più sproporzionato il rapporto contrattuale riportandolo nel perimetro dell’equilibrio sinallagmatico.

Su questi presupposti sono stati licenziati i seguenti provvedimenti.

Anzitutto il D.L. n. 73/2021 che, in sede di conversione con L. n. 106/2021, ha istituito (cfr. art. 1 comma 1 speties) le prime misure di sostegno, riservate ai contratti di appalto correnti a tutto il 25.7.2021, demandando ad atti regolamentari suppletivi le misure di concreta armonizzazione.

E’ noto che il DM di prima attuazione è sopraggiunto il successivo 23.11.2021 onerando le imprese contraenti a presentare istanze di compensazione riferite a lavorazioni eseguite e contabilizzate nel primo semestre 2021, laddove gli incrementi fossero superiore all’8% su base annua e al 10% su base pluriennale.

Allo stato di redazione della presente annotazione, si da conto della sopraggiunta approvazione del secondo DM, riferito alle contabilizzazioni del secondo semestre 2021, che tuttavia non è stato ancora pubblicato per effetto delle osservazioni promosse dalle associazioni di categoria, funzionali in particolare ad integrare – migliorando l’approccio riservato il 23.11.2021 – l’elenco dei materiali compresi nelle bozze degli allegati tecnici.

Il 27.1.2022 è stato pubblicato il D.L. n. 4/2022, conv. in L. n. 25/2022, che ha stabilito all’art. 29 l’obbligo, per le selezioni successive alla sua pubblicazioni, di prevedere già negli atti di lex specialis i meccanismi automatici di compensazione per incrementi superiori al 5%.

Con il D.L. n. 17/2022, infine, il Legislatore ha “chiuso il cerchio” estendendo (art. 25) i meccanismi di compensazione, anche riferiti agli incrementi del 2022, ai contratti correnti alla sua data di pubblicazione (2.3.2022), rinviando – come nel caso della L. n. 106/2021 – alla decretazione attuativa per le misure concrete di sostegno.

Avv. Marcello Russo