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Uno degli strumenti messi a disposizione dal Legislatore per consentire agli operatori economici di reperire i requisiti necessari alla partecipazione alle pubbliche commesse è l’istituto dell’avvalimento disciplinato dall’art. 89 del C.C.P. ove al comma 1 stabilisce che “l’operatore economico, singolo o in raggruppamento di cui all’articolo 45, per un determinato appalto, può soddisfare la richiesta relativa al possesso dei requisiti di carattere economico, finanziario, tecnico e professionale di cui all’articolo 83, comma 1, lettere b) e c), necessari per partecipare ad una procedura di gara, e, in ogni caso, con esclusione dei requisiti di cui all’articolo 80, avvalendosi delle capacità di altri soggetti, anche partecipanti al raggruppamento, a prescindere dalla natura giuridica dei suoi legami con questi ultimi”.

Negli articoli pubblicati su questo portale sono stati rappresentati a più riprese i tratti tipici dell’istituto discernendosi tra:

– avvalimento cd. tecnico-operativo, con cui l’ausiliaria presta all’avvalente mezzi e/o attrezzature necessari per l’esecuzione della commessa;

– e avvalimento di garanzia, con cui vengono prestati i requisiti curriculari per attestare la solidità finanziaria dell’aggiudicataria;

Orbene, sulla scorta di quanto rappresentato, è possibile analizzare l’istituto ex art. 89 del C.C.P. sotto una diversa angolazione, analizzando gli effetti del contratto di avvalimento nella fase esecutiva ovvero successiva all’aggiudicazione, rispondendo alla domanda che sovente viene sollevata dagli operatori economici aggiudicatari di una commessa pubblica: l’avvalente può eseguire l’appalto utilizzando i mezzi e/o attrezzature propri (reperiti post gara) rinunciando alle risorse prestate dalla Ausiliaria mediante la stipula del contratto di avvalimento?

La risposta al quesito si annida al successivo comma 9 dell’art. 89 del D.Lgs. n. 50/2016 in cui viene sancito che “in relazione a ciascun affidamento la stazione appaltante esegue in corso d’esecuzione le verifiche sostanziali circa l’effettivo possesso dei requisiti e delle risorse oggetto dell’avvalimento da parte dell’impresa ausiliaria, nonché l’effettivo impiego delle risorse medesime nell’esecuzione dell’appalto. A tal fine il responsabile unico del procedimento accerta in corso d’opera che le prestazioni oggetto di contratto sono svolte direttamente dalle risorse umane e strumentali dell’impresa ausiliaria che il titolare del contratto utilizza in adempimento degli obblighi derivanti dal contratto di avvalimento, pena la risoluzione del contratto d’appalto. Ha inoltre l’obbligo di inviare ad entrambe le parti del contratto di avvalimento le comunicazioni di cui all’articolo 52 e quelle inerenti all’esecuzione dei lavori. La stazione appaltante trasmette all’Autorità tutte le dichiarazioni di avvalimento, indicando altresì l’aggiudicatario, per l’esercizio della vigilanza, e per la prescritta pubblicità”.

In altri termini, con il “nuovo” Codice dei contratti pubblici l’istituto dell’avvalimento ha assunto un carattere di “concretezza” eliminando, così, il pericolo di un avvalimento meramente cartolare in cui il “prestito” dei requisiti risulta unicamente su carta senza l’effettivo passaggio delle risorse necessarie all’esecuzione della commessa.

Sul punto la giurisprudenza maggioritaria si è consolidata nel ritenere che “In caso di avvalimento operativo la messa a disposizione del requisito mancante in favore dell’impresa concorrente – ausiliata deve essere concreta ed effettiva, non potendo risolversi nel prestito di un valore puramente cartolare e astratto” (cfr. T.A.R. Napoli, sez. V, 8.1.2020, n.91) specificandore che “nell’avvalimento c.d. di garanzia, riferito ai requisiti di capacità economica e finanziaria, il prestito si sostanzia essenzialmente nell’impegno a garantire l’impresa ausiliata nei confronti della stazione appaltante tramite la messa a disposizione della solidità economica e finanziaria dell’impresa ausiliaria; nell’avvalimento c.d. tecnico-operativo, per la validità del contratto è necessaria la concreta messa a disposizione di mezzi e risorse specifiche, e specificamente indicate nel contratto, indispensabili per l’esecuzione dell’appalto” (cfr. ex multis Consiglio di Stato , sez. V, 10/01/2022, n. 169; sez. V, 08/11/2021, n. 7429)

Pertanto, la norma sancisce un obbligo rivolto alle SS.AA. di vigilare che i mezzi e le attrezzature prestate dall’Ausiliaria siano realmente presenti in loco e utilizzati nella fase esecutiva.

In questa prospettiva, non può che rispondersi negativamente al quesito in quanto la stipula del contratto di avvalimento privo dell’effettiva messa a disposizione da parte dell’Ausiliaria non solo renderebbe il contratto di avvalimento nullo perché cartolare e dunque elusivo della stessa ratio dell’istituto, ma allo stesso tempo comporterebbe una risoluzione del contratto di appalto in applicazione del comma 9 dell’art. 89 del D.Lgs. n. 50/2016.

Avv. Marcello Russo – Avv. p. a. Giuseppe Liquori

 

 

Con la recentissima Ordinanza n. 2524 del 14.4.2022 il T.A.R. Lazio conferma l’indirizzo pretorio riguardante la legittima applicazione del c.d. soccorso istruttorio per sanare errori e/o irregolarità della cauzione provvisoria richiesta dalla S.A. a garanzia dell’offerta promossa dall’operatore economico.

E’ noto che, ai sensi dell’art. 83 comma 9 del D.Lgs. n. 50/2016, “le carenze di qualsiasi elemento formale della domanda possono essere sanate attraverso la procedura di soccorso istruttorio di cui al presente comma. In particolare, in caso di mancanza, incompletezza e di ogni altra irregolarità essenziale degli elementi e del documento di gara unico europeo di cui all’articolo 85, con esclusione di quelle afferenti all’offerta economica e all’offerta tecnica, la stazione appaltante assegna al concorrente un termine, non superiore a dieci giorni, perché siano rese, integrate o regolarizzate le dichiarazioni necessarie, indicandone il contenuto e i soggetti che le devono rendere”.

In tema di garanzie esibite in fase di offerta, conformemente all’indirizzo dell’ANAC (cfr. Determinazione n. 1/2015), la giurisprudenza ha stabilito un limite oltre il quale non può applicarsi l’istituto del soccorso istruttorio rappresentato dalla data della effettiva costituzione della cauzione che non può essere successiva al termine di presentazione dell’offerta, specificando che “in  caso di irregolarità concernenti la cauzione provvisoria è ammesso l’istituto del soccorso istruttorio, ma l’operatore può restare in gara solo se la cauzione provvisoria presentata in sanatoria, come pure la dichiarazione di impegno alla prestazione di garanzia de finitiva, sono di data anteriore al termine per la presentazione delle domande di partecipazione” (cfr. T.A.R. Campania – Napoli, Sez. II, 11 gennaio 2021, n. 183).

Se così non fosse, riconoscendosi al concorrente la possibilità di produrre la cauzione provvisoria richiesta ai fini dell’ammissione alla gara in un periodo successivo al termine ultimo stabilito per la presentazione dell’offerta, verrebbe violata la par condicio competitorum (cfr. ex multis T.A.R. Sardegna, sez. I, 10.1.2020, n. 17; Consiglio di Stato, sez. V, 4.12.2019, n. 8296), giovandosi di un maggior lasso di tempo per sondare il mercato assicurativo e garantirsi condizioni contrattuali migliori.

Gli indirizzi, ormai granitici, hanno trovato piena conferma anche nella pronuncia cautelare del TAR capitolino n. 2524/2022, che ha ribadito l’ammissibilità del soccorso a condizione che la polizza (ergo, il requisito) preesista con “data certa” al termine ultimo di presentazione delle offerte.

Avv. Marcello Russo – Prat. Avv. Ab. Giuseppe Liquori  

Quale la sorte del contratto di avvalimento allorquando ausiliaria e avvalente abbiamo omesso di indicare le risorse umane necessarie per l’esecuzione delle lavorazioni investite dal “prestito” della qualificazione?

Ci si è più volte soffermati sulla distinzione di scuola, divenuta elemento di di indirizzo pratico, tra avvalimento tecnico-operativo e avvalimento di garanzia, sottolineandosi in particolare le peculiari attenzioni che in ciascuna delle due fattispecie le parti devono riservare alle dichiarazioni di volontà, diversamente ingenerandosi nello strumento adoperato un vulnus tale da rendere l’avvalimento nullo ed incapace, nei sensi stabiliti dall’Ordinamento, di dotare il concorrente del requisito di qualificazione prescritto dalla disciplina di gara.

Nel caso in cui l’oggetto dell’avvalimento consista nel “prestito” di una categoria SOA è fuor di dubbio che si acceda alla tipologia cd. tecnico-operativa, contrassegnata, nella ratio della norma vigente, dall’esigenza di accompagnare l’impegno dell’ausiliaria con l’esatta indicazione delle risorse strumentali e umane necessarie per l’esecuzione delle lavorazioni.

Su tale profilo, appare dirimente prima di ogni indirizzo pretorio il dato testuale dell’art. 89 del C.C.P. che nell’attuale veste, ponendo finalmente fine alla stigmatizzabile deriva applicativa dell’istituto disciplinato dall’art. 49 del D.Lgs. n. 163/2006, statuisce che “in relazione a ciascun affidamento la stazione appaltante esegue in corso d’esecuzione le verifiche sostanziali circa l’effettivo possesso dei requisiti e delle risorse oggetto dell’avvalimento da parte dell’impresa ausiliaria, nonché l’effettivo impiego delle risorse medesime nell’esecuzione dell’appalto. A tal fine il responsabile unico del procedimento accerta in corso d’opera che le prestazioni oggetto di contratto sono svolte direttamente dalle risorse umane e strumentali dell’impresa ausiliaria che il titolare del contratto utilizza in adempimento degli obblighi derivanti dal contratto di avvalimento, pena la risoluzione del contratto d’appalto” (cfr. comma 9).

La norma non ammette distorsioni applicative ed invita, a chiare lettere, la S.A. scendere “per strada” al fine di verificare quali siano le risorse che vengono effettivamente utilizzare in fase esecutiva. Circostanza che, a parità di esigenze “cognitive”, non può esonerare in sede “selettiva” lo scrutinio “concreto” e rigoroso dell’atto di disponibilità.

Non è sufficiente, dunque, che l’ausiliaria si vincoli a rendere genericamente la disponibilità delle proprie risorse, men che mai potendo giovarsi, in termini di efficacia del contratto, l’obbligazione assunta nei confronti dell’avvalente e della stessa Committenza: è necessario piuttosto che, in considerazione della tipologia di avvalimento praticato, le parti abbiano assennatamente considerato la tipologia di maestranze di cui l’ausiliata, che ne sia sprovvista, avrà bisogno per eseguire le prestazioni.

D’altra parte, è ben noto che l’avvalimento è uno strumento che “costituisce” ex abrupto un requisito di cui il concorrente è sprovvisto, e perché sia idoneo a rispondere al regime di qualificazione previsto in sede di lex specialis deve orientarsi su aspetti di estrema completezza, serietà e “concretezza”.

In questo senso si è espresso il TAR Campania (cfr. sentenza 4.3.2022, n. 1458) secondo cui pur essendo plausibile affermare che l’interpretazione del contratto di avvalimento possa avvenire per relationem,  ciò “non può valere a snaturare la regola dettata dall’art. 89 cit. e a sovvertire l’esigenza di indicazione delle risorse messe a disposizione nel caso di avvalimento c.d. tecnico-operativo, nel senso che occorre quantomeno l’individuazione delle esatte funzioni che l’impresa ausiliaria andrà a svolgere, direttamente o in ausilio all’impresa ausiliata, e i parametri cui rapportare le risorse messe a disposizione (così, C.d.s. IV 3682/2017); il contratto deve cioè prevedere, da un lato, la messa a disposizione di personale qualificato, specificando se per la diretta esecuzione del servizio o per la formazione del personale dipendente dell’impresa ausiliata, dall’altro i criteri per la quantificazione delle risorse e/o dei mezzi forniti (cfr. Cons. Stato, sez. III, 30 giugno 2021, n. 4935; Cons. Stato n. 169/2022, cit.)”.

L’indirizzo appare convincente e segna un ulteriore passo nel segno della “consapevolezza” che deve accompagnare le imprese allorquando, sprovviste di requisiti, intendano giovarsi di un istituto che, per essere pienamente satisfattivo dell’esigenza pro-concorrenziale, va strutturato … cum grano salis!

Avv. Marcello Russo

Come noto, nella preparazione di una gara ad evidenza pubblica l’operatore economico può cadere vittima di un “errore” rischiando così di precludersi la chance di partecipare alla procedura selettiva. E’ altrettanto noto che, recependo l’indirizzo eurocomunitario volto al favor partecipationis, l’Ordinamento (cfr. art. 83, comma 9, del C.C.P.) consente alle S.A. di  garantire ai concorrenti di “correggere il tiro” mediante il c.d. soccorso istruttorio.

Tuttavia, non tutto può essere attratto nell’ambito di competenza del soccorso istruttorio. V’è da chiedersi, in particolare, se sia possibile porre rimedio al caso in cui la mandante di un costituendo R.T.I. non sottoscriva l’offerta economica.

Partiamo dalle premesse normative.

L’art. 83 comma 9 del D.Lgs. n. 50/2016 citato stabilisce che “le carenze di qualsiasi elemento formale della domanda possono essere sanate attraverso la procedura di soccorso istruttorio di cui al presente comma. (…) con esclusione di quelle afferenti all’offerta economica e all’offerta tecnica…”.

La norma – di evidente garanzia per la platea concorrenziale – pone un rigido freno all’istituto ponendo il divieto di soccorso istruttorio per le carenze riguardanti sia l’offerta tecnica che l’offerta economica.

La mancata sottoscrizione dell’offerta da parte della mandante configura una violazione dell’art. 48 comma 8 del D.Lgs. n. 50/2016 che espressamente stabilisce che “è consentita la presentazione di offerte da parte dei soggetti di cui all’articolo 45, comma 2, lettere d) ed e), anche se non ancora costituiti. In tal caso l’offerta deve essere sottoscritta da tutti gli operatori economici che costituiranno i raggruppamenti temporanei o i consorzi ordinari di concorrenti e contenere l’impegno che, in caso di aggiudicazione della gara, gli stessi operatori conferiranno mandato collettivo speciale con rappresentanza ad uno di essi, da indicare in sede di offerta e qualificata come mandatario, il quale stipulerà il contratto in nome e per conto proprio e dei mandanti“.

Sul punto non sono mancate pronunce del G.A. orientate all’esclusione del concorrente sulla scorta “dell’orientamento, ampiamente maggioritario in giurisprudenza, secondo cui: la mancata sottoscrizione del documento contenente l’offerta economica non è sanabile mediante il ricorso al soccorso istruttorio il quale, in virtù dell’articolo 83, comma 9, del d.lgs. n. 50 del 2016; le esigenze perseguite dal legislatore con la previsione di cui all’art. 48, c. 8, d.lgs. n. 50/2016 non possono ritenersi adeguatamente soddisfatte mediante il mandato con rappresentanza conferito all’impresa capogruppo, trattandosi – quest’ultimo – di un atto che non assicura che il mandatario adempia correttamente agli obblighi gestori e di rappresentanza verso i terzi assunti nei confronti delle mandanti, con il conseguente rischio che possano insorgere contestazioni interne ai componenti del raggruppamento incidenti negativamente sulla fase di esecuzione del contratto (Consiglio di Stato, sez. III, sent. n. 6530/2020; sez. IV, 19 marzo 2015, n. 1425; Tar Piemonte, sez. I, sent. n. 16/2020; Tar Lazio, Roma, sez. II, 23.11.2020, n. 12406; sez. III quater, 2 luglio 2019, n. 8605; sez. III ter 22 dicembre 2015, n. 14451);  (cfr., analogamente, Tar Lazio, Roma, sez. II, 23.11.2020, n. 12406 secondo cui “per le stesse ragioni per cui l’offerta economica priva di sottoscrizione non può essere sanata mediante soccorso istruttorio, l’offerta non potrebbe essere comunque ratificata a seguito di un’iniziativa unilaterale del concorrente che, sebbene occasionata da una richiesta proveniente dalla stessa stazione appaltante, verrebbe comunque assunta al di fuori delle regole di legge e di gara e quindi in violazione dei principi che regolano le procedure ad evidenza pubblica (art. 30, d.lgs. n. 50 del 2016)” (cfr. ex multis Tar Piemonte, Sez. II, 28.1.2021, n.91), di pari senso (cfr. T.A.R. Lazio, Sezione Terza, Sentenza 4.5.2021, n. 5172).

Dunque, pur dovendo dare conto di indirizzi di segno contrario (cfr. TAR Toscana Firenze sez. I 6.3.2020, n. 288 che ha consentito il soccorso istruttorio ritenendo che fosse indubbio che l’offerta fosse attribuibile a tutte le imprese del Raggruppamento, sulla scorta di elementi univoci quali ad es. la carta intestata dell’offerta che, nel caso in esame, è riferibile al RTI al completo), la giurisprudenza maggioritaria si è mostrata inamovibile sulla conseguenza della mancata sottoscrizione della mandante, legittimando l’operato della S.A. che esclude dalla procedura l’intero Raggruppamento.

Avv. Marcello Russo – Avv. p. a. Giuseppe Liquori

Fino a che punto una S.A. può, in sede di codifica dei criteri di attribuzione dei punteggi, premiare i concorrenti solo perchè godono di dotazioni e personale già stabilmente allocato presso i luoghi di esecuzione della commessa?

Il tema è stato recentemente dal TAR Campania che, seppur con i caratteri tipicamente interinali della fase cautelare, ha raccolto la domanda di giustizia di un concorrente estraneo al contesto territoriale di gara.

Nell’Ord. n. 1915/2021, infatti, la sez. III del TAR partenopeo ha equamente ravvisato e sanzionato la natura sostanzialmente escludente delle clausole di cd. premialità territoriale fissate in sede di lex specialis.

Nello specifico, ha ritenuto che “seppur dettate ai fini della valutazione delle offerte tecniche, ad una lettura complessiva, per la consistenza dei punteggi, sono tali da favorire ingiustificatamente le imprese locali penalizzando irrimediabilmente gli operatori economici i quali non dispongano di personale “in servizio nella provincia di xxxxxxx” e di magazzini per ricambi ubicati nello stesso territorio, rendendo così attuale e concreta la lesione della loro situazione soggettiva“.

L’arresto, allineato ai pregressi indirizzi del Giudice amministrativo (cfr., ex multis, Consiglio di Stato, Sez. V, 24.1.2019, n. 605; T.A.R. Toscana, Sez. III, 28.3.2020, n. 371; T.A.R. Campania, Napoli, Sez. V, 12.2.2019, n. 776), risulta di grande pregio e meritevole di considerazione anche nella misura in cui:

  • anzitutto, ha rilevato l’ammissibilità immediata del ricorso, donde la doverosa immediata impugnazione di siffatta tipologia di Bandi, coerente con i principi fissati dalla Plenaria 4/2018 del Consiglio di Stato;
  • e, in ogni caso, ha ritenuto che clausole di questo genere palesano “la violazione dei principi fondamentali di non discriminazione e par condicio nonché di massima partecipazione alle gare, posti a tutela della libera concorrenza“.

Avv. Marcello Russo

Cosa accadrebbe se un operatore economico formulasse un’offerta economica con errori e/o refusi redazionali? Andrebbe escluso oppure sarebbe possibile consentire una correzione?

Interrogativi di questo genere sono all’ordine del giorno tra le società che operano nel settore delle pubbliche commesse.

Per dare una risposta soddisfacente al quesito è opportuno analizzare, a titolo esemplificativo, l’ultimo dei casi emersi e sottoposti all’attenzione di chi scrive.

Accadeva infatti che due oo.ee., entro il termine di presentazione delle offerte, formulavano un’offerta economica chiara nei ribassi unitari ma inficiata, a valle, da evidenti errori di calcolo globale sì da suscitare dubbi in merito all’attendibilità delle proposte pervenute alla S.A.

Nell’occasione, la S.A. ha correttamente operato una correzione ad entrambe le offerte economiche, ritenendo chiare e univoche le volontà dei concorrenti e reputando, nei termini dappresso chiariti, irrilevanti i calcoli globali formulati in calce al modello predisposto dalla Committente.

La decisione è allineata al fiorente indirizzo pretorio secondo cui “è principio consolidato in giurisprudenza, in verità, che le offerte, intese come atto negoziale, devono essere interpretate al fine di ricercare l’effettiva volontà dell’impresa partecipante alla gara, superandone le eventuali ambiguità, a condizione di giungere ad esiti certi circa la portata dell’impegno negoziale assunto” (ex multis, Cons. Stato, Sez. V, 27 aprile 2015, n. 2082; Cons Stato, Sez. III, 22 ottobre 2014, n. 5196).

Tale attività interpretativa può consistere anche nell’individuazione e nella rettifica di eventuali errori di scritturazione e di calcolo “ma sempre a condizione che alla rettifica si possa pervenire con ragionevole certezza, e, comunque, senza attingere a fonti di conoscenza estranee all’offerta medesima o a dichiarazioni integrative o rettificative dell’offerente” (Cons. Stato, Sez. III, 28 maggio 2014, n. 1487).

Dunque, come chiarito dai Giudici amministrativi “risulta legittimo il potere di rettifica di errori materiali o refusi, ma soltanto se circoscritto alle ipotesi in cui l’effettiva volontà negoziale sia stata comunque espressa nell’offerta e risulti palese che la dichiarazione discordante non è voluta, ma è frutto di un errore ostativo, da rettificare in applicazione dei principi civilistici contenuti negli artt. 1430-1433, c.c. (cfr. TAR Lazio Roma, Sez. III, 14.02.2019 n. 1965)” (cfr. T.A.R. Lazio Roma, II-bis, sentenza n. 6642 del 17.6.2020), ed ancora “pare opportuno premettere, in via generale, che per orientamento giurisprudenziale consolidato, dal quale non vi sono validi motivi per discostarsi, è onere della Stazione appaltante, in presenza di errori materiali nella formulazione dell’offerta, di ricercare l’effettiva volontà dell’offerente, come nel caso in cui, mediante il ricorso ad una mera operazione matematica, effettuata sulla base degli altri elementi contenuti nell’offerta economica presentata dall’impresa partecipante alla gara, si possa procedere alla correzione dell’errore materiale (TAR Liguria, sez. II, 22 gennaio 2014, n. 101); più in particolare, è stato precisato che “Tale attività interpretativa può, quindi, anche consistere nell’individuazione e nella rettifica di eventuali errori di scritturazione o di calcolo, a condizione, però, che alla rettifica si possa pervenire con ragionevole certezza e, comunque, senza attingere a fonti di conoscenza estranee all’offerta o a dichiarazioni integrative o rettificative dell’offerente (TAR Lombardia, Milano, sez. IV, 1 agosto 2016, n. 1554, che richiama Consiglio di Stato, sez. III; 28 maggio 2014, n. 1487; id., sez. VI, 13 febbraio 2013, n. 889; id., sez. III, 22 agosto 2012, n. 4592); anche di recente, il Consiglio di Stato ha ribadito il principio secondo il quale “nelle gare pubbliche è ammissibile un’attività interpretativa della volontà dell’impresa partecipante alla gara da parte della stazione appaltante, al fine di superare eventuali ambiguità nella formulazione dell’offerta, purché si giunga ad esiti certi circa la portata dell’impegno negoziale con essi assunti; evidenziandosi, altresì, che le offerte, intese come atto negoziale, sono suscettibili di essere interpretate in modo tale da ricercare l’effettiva volontà del dichiarante, senza peraltro attingere a fonti di conoscenza estranee all’offerta medesima né a dichiarazioni integrative o rettificative dell’offerente.”(Consiglio di Stato, sez. V, 11 gennaio 2018, n. 113; id., sez. VI, 6 maggio 2016, n. 1827).” (cfr. T.A.R. Veneto, III, sentenza n. 429 del 8.5.2020).

Pertanto, in materia di appalti pubblici, vige il generale principio della immodificabilità dell’offerta, posto a tutela della imparzialità e della trasparenza dell’agire della Stazione Appaltante, nonché a tutela del principio della concorrenza e della parità di trattamento tra gli operatori economici che prendono parte alla procedura concorsuale (cfr. Cons. Stato, sez. V., 11 gennaio 2018, n. 113).

Ciò che si richiede al fine di poter identificare un errore materiale all’interno dell’offerta di gara e, quindi, procedere legittimamente alla sua rettifica è che l’espressione erronea sia univocamente riconoscibile come tale, ovvero come frutto di un “errore ostativo” intervenuto nella fase della estrinsecazione formale della volontà, sicchè “la valutazione che la Stazione appaltante è chiamata a svolgere […] proprio perché si connota di oggettività e di immediatezza non può, in linea di principio, derivare da sforzi ricostruttivi e interpretativi, ma deve arrestarsi al riscontro di un’inesatta formulazione “materiale” dell’atto»” (così, Consiglio di Stato, Sez. III, 9.12.2020, n. 7758).

Avv. Marcello Russo – Avv. p.a. Giuseppe Liquori