La Plenaria n. 7/2020 “chiude il cerchio” sui costi di sicurezza aziendale.

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Mancava solo il giudizio dell’Adunanza Plenaria per definire gli indirizzi, spesso contraddittori, emersi in merito agli oneri dichiarativi dei concorrenti sui costi aziendali di sicurezza.

Con la Decisione n. 7 del 2.4.2020 il Massimo Consesso di Giustizia Amministrativa, ritraendo i principi scolpiti nella Sentenza della sezione IX della C.G.U.E. del 2.5.2019 riferita alla causa C-309/18, ha confermato la perentorietà del disposto normativo vigente (art. 95, comma 10, del D.Lgs. n. 50/2016) trovando, tuttavia, opportuno tracciare anche le condizioni di un’importante deroga.

La regola è così testualmente stabilita: “la mancata indicazione separata dei costi della manodopera, in un’offerta economica presentata nell’ambito di una procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico, comporta l’esclusione della medesima offerta senza possibilità di soccorso istruttorio, anche nell’ipotesi in cui l’obbligo di indicare i suddetti costi separatamente non fosse specificato nella documentazione della gara d’appalto, sempreché tale condizione e tale possibilità di esclusione siano chiaramente previste dalla normativa nazionale relativa alle procedure di appalti pubblici espressamente richiamata in detta documentazione“.

Dunque: se negli atti di gara la S.A. ha esplicitamente rinviato alla normativa nazionale, ed in particolare al citato art. 95, comma 10, del Codice dei contratti pubblici, l’obbligo di indicazione separata dei costi di sicurezza aziendale deve essere adempiuto dai concorrenti a prescindere dalla precisa prescrizione “a pena di esclusione” nell’impianto disciplinare di gara.

L’indirizzo rigido fissato dalla Plenaria, tuttavia, viene temperato da una previsione molto utile tenuto conto del regime di “gestione telematica” cui è soggetta, d aun biennio, la contrattualistica pubblica.

Ed infatti, i Giudici hanno sottolineato che “se le disposizioni della gara d’appalto non consentono agli offerenti di indicare i costi in questione nelle loro offerte economiche, i principi di trasparenza e di proporzionalità devono essere interpretati nel senso che essi non ostano alla possibilità di consentire agli offerenti di sanare la loro situazione e di ottemperare agli obblighi previsti dalla normativa nazionale in materia entro un termine stabilito dall’amministrazione aggiudicatrice“.

Ciò vale a dire che, a prescindere dalla previsione nel Bando, qualora la modulistica predisposta sia inidonea a “ricevere” le dichiarazioni richieste dalla normativa (richiamata dagli atti di gara), la S.A. dovrà consentire la regolarizzazione dell’offerta economica mediante il meccanismo del soccorso istruttorio.

Avv. Marcello Russo

 

 

 
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