Sbloccacantieri: addio al cd. rito super accelerato.

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Tra le diverse (spesso condivisibili) novità del D.Lgs. 32/2019 merita certamente di essere analizzata la sopraggiunta abrogazione del cd. rito superaccelerato.

Il Codice del 2016 (cfr. art. 204), infatti, aveva innovato l’art. 120 del Codice del processo amministrativo introducendo con i commi 2 bis e 6 bis un modello di definizione speciale (in deroga al sistema – già di per sè differenziato – riservato alle procedure di affidamento in seguito alla riforma del medesimo art. 120 nel 2010) che ha messo “in allarme” per circa tre anni gli operatori economici.

Nell’intento di accelerare la definizione di questioni preliminari (connesse alla fase di ammissione dei concorrenti), il Legislatore aveva fissato la regola della immediata impugnazione non solo della propria esclusione ma anche della/e ammissione/i altrui.

Le ricadute pratiche sono state tante e tali da aver suggerito, a pochi anni dall’introduzione, una integrale revisione.

L’idea di generare un contenzioso “sui documenti” (quando poi ogni aspetto delle dichiarazioni di gara è divenuto soccorribile, Ndr), oltretutto nel termine di 30 giorni dalla pubblicazione sul profilo informatico del Committente dell’elenco degli “ammessi e degli esclusi”, è risultata recessiva rispetto all’esigenza di assicurare continuità alle operazioni di gara (altrimenti interrotte dagli interludi giudiziari), finendo per riapprodare al modello di tutela pregresso, che invece consente di rimettere in discussione innanzi ai TAR solo all’esito ogni aspetto della selezione (indipendentemente che sia legato alle fasi di ammissione ovvero a quelle di scrutinio delle offerte tecniche e/o economiche).

Dunque nonostante il recente arresto (14.2.2019) della Corte di Giustizia Europea (C54/2018) che aveva sancito la non contrarietà alle norme del trattato del rito superaccelerato, il Legislatore ha ritenuto opportuno intervenire cosi ponendo rimedio ad alcune sue discutibili conseguenze.

La prima e più rilevante riguardava senz’altro la materiale impossibilità di attivare un contenzioso multiplo allorquando la procedura di gara fosse animata dalla partecipazione di più operatori economici: come si poteva pretendere un accesso agli atti vasto (ad esempio in una gara con 100 concorrenti) e imporre di agire in giudizio nei confronti di svariati controinteressati?

La seconda riguardava i tempi e i costi del giudizio “sulle ammissioni”, che si è risolto nel tempo in una replica (identica in ogni suo aspetto, nonostante la buona volontà dei magistrati) del rito appalti “ordinario”.

Siamo certi dunque che questa parte di riforma troverà il consenso degli operatori del settore.

Avv. Marcello Russo

 
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