CGUE – SEZ. IX del 2.5.2019 C 309/18: costi di manodopera e soccorso istruttorio.

Nel corso degli ultimi mesi e, più in generale, sin dall’entrata in vigore del Nuovo Codice, sono state spesso affrontate, anche su questo portale, questioni relative all’ammissibilità del soccorso istruttorio in materia di oneri di sicurezza aziendale e di costi di manodopera.

La ragione, è noto, risiede nella sopraggiunta previsione normativa (cfr. art. 95, comma 10, del D.Lgs. n. 50/2016) secondo cui “nell’offerta economica l’operatore deve indicare i propri costi della manodopera e gli oneri aziendali concernenti l’adempimento delle disposizioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro ad esclusione delle forniture senza posa in opera, dei servizi di natura intellettuale e degli affidamenti ai sensi dell’art. 36, comma 2, lett. a). Le stazioni appaltanti, relativamente ai costi della manodopera, prima dell’aggiudicazione procedono a verificare il rispetto di quanto previsto all’art. 97, comma 5, lett. d)”.

Dunque, quando ancora erano recenti i contraddittori indirizzi della Plenaria del Consiglio di Stato riferiti al Codice previgente (cfr. Decisioni n.ri 3 e 9 del 2015 e 19 e 20 del 2016), il legislatore ha introdotto l’onere dichiarativo nel nuovo tessuto normativo, generando – piuttosto che sterilizzando – indirizzi ermeneutici contrastanti.

A fronte dei non sempre univoci arresti, i Giudici nazionali hanno preso ad investire la Corte di Giustizia Europea. Prova ne è, in particolare, la Decisione n. 1/2019 dell’Adunanza Plenaria.

Una delle prime rimessioni, tuttavia, risale al 20.3.2018, allorquando il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio (Italia), con ordinanza pervenuta nella cancelleria della Corte di Lussemburgo il successivo 7 maggio 2018, ha invocato l’interpretazione della direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE (GU 2014, L 94, pag. 65), nonché dei principi del diritto dell’Unione in materia di appalti pubblici, in merito all’aggiudicazione di un appalto pubblico a una società che aveva omesso di indicare separatamente i costi della manodopera nella propria offerta economica.

Lo scorso 2.5.2019 la C.G.U.E. ha fornito il proprio indirizzo che, va da sè, costituirà il modello di riferimento per tutte le rimessione che sono via via seguite all’interpello pregiudiziale del T.A.R. capitolino.

In particolare, i Supremi Giudici dell’Unione hanno chiarito che “i principi della certezza del diritto, della parità di trattamento e di trasparenza, quali contemplati nella direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE, devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a una normativa nazionale, come quella oggetto del procedimento principale, secondo la quale la mancata indicazione separata dei costi della manodopera, in un’offerta economica presentata nell’ambito di una procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico, comporta l’esclusione della medesima offerta senza possibilità di soccorso istruttorio, anche nell’ipotesi in cui l’obbligo di indicare i suddetti costi separatamente non fosse specificato nella documentazione della gara d’appalto, sempreché tale condizione e tale possibilità di esclusione siano chiaramente previste dalla normativa nazionale relativa alle procedure di appalti pubblici espressamente richiamata in detta documentazione. Tuttavia, se le disposizioni della gara d’appalto non consentono agli offerenti di indicare i costi in questione nelle loro offerte economiche, i principi di trasparenza e di proporzionalità devono essere interpretati nel senso che essi non ostano alla possibilità di consentire agli offerenti di sanare la loro situazione e di ottemperare agli obblighi previsti dalla normativa nazionale in materia entro un termine stabilito dall’amministrazione aggiudicatrice“.

L’intervento della C.G.U.E. appare ispirato al buon senso.

In estrema sintesi, i Giudici approvano modelli normativi che – come nel caso italiano – abbiano deciso di risolvere “a monte” il tema stabilendo l’obbligo di specificare gli oneri di manodopera (principio che vale senza dubbio anche per i costi di sicurezza aziendale) ma ritengono che, in omaggio ai principi del favor già espressi costantemente dal Tribunale comunitario, laddove la documentazione di gara sia predisposta in modo tale da negare materialmente ai concorrenti di indicarli in calce alla propria offerta economica, debba essere consentita l’integrazione mediante il meccanismo del cd. soccorso istruttorio.

Avv. Marcello Russo

 

 
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