Il “giovane professionista” non deve rendere le dichiarazioni di moralità (Consiglio di Stato, sez. IV, 23.4.2015, n. 2048).

Con la decisione n. 2048/2015 i Giudici di Palazzo Spada sono tornati a dirimire il preteso controverso onere dichiarativo in capo ai cd. giovani professionisti.

La sentenza in commento, in verità, costituisce uno strumento interpretativo di primaria importanza per chiarire la ratio dell’art. 253, comma 5, del D.P.R. n. 207/2010 e la sua sostanziale “diversità genetica” rispetto le restanti conferenti disposizioni di settore.

In base al combinato degli artt. 90 co. 7 d.lgs. n. 163 del 2006 e 253 co. 5 d.p.r. n. 207 del 2010, i R.T.P. per poter utilmente partecipare ad una gara, sono obbligati a prevedere al loro interno, in qualità di progettista, almeno un professionista abilitato all’esercizio della professione da non più di cinque anni: tale disciplina ha lo scopo di promuovere la presenza di giovani nei gruppi concorrenti a bandi relativi ad incarichi di progettazione, concorsi di progettazione e concorsi di idee.

La giurisprudenza prevalente (cfr. ex multis Cons. Stato, sez. V, 23 febbraio 2015 n. 875, id. 24 ottobre 2006 n. 6347) ha chiarito che tale coinvolgimento nel raggruppamento è funzionale all’inserimento nel mercato del lavoro dei giovani abilitati alla professione da meno di cinque anni: essa tende, cioè, a favorire l’applicazione nella pratica delle conoscenze maturate nel corso degli studi universitari.

Nonostante la chiara vocazione del Regolamento (teso a responsabilizzare il giovane tecnico imponendo la denominazione di “progettista”), il Supremo Consesso ha ritenuto  insufficiente il ruolo che egli ricopre all’interno del R.T.P. per far insorgere l’obbligo di cui all’art. 38 d.lgs. n.163 del 2006.

E’ agevole notare il differente piano su cui si collocano le due disposizioni contenute, da un lato, nell’art. 253 co. 5 d.p.r. n. 207 del 2010 e, dall’altro lato, nell’art. 38 d.lgs. n. 163 del 2006: la prima, è rivolta all’incremento delle competenze professionali dei giovani abilitati alla professione, la seconda, invece, è destinata a tutelare l’interesse al buon andamento dell’amministrazione e della collettività.

Il tenore della sentenza in commento sul punto è inequivoco: “la posizione del progettista junior nei confronti della stazione appaltante non muta con l’assunzione di maggiori responsabilità professionali: egli, nonostante ciò, non può essere equiparato all’operatore economico che sottoscriverà l’appalto e, dunque, non dovrà fornire le medesime garanzie morali richieste a quest’ultimo“.

Ne discende, pertanto, l’impossibilità di invocare l’esclusione di concorrenti in cui il “giovane professionista”, ritualmente indicato ed identificato, abbia omesso di rendere le dichiarazioni di moralità.

Avv. Marcello Russo

 

 
Comments

No comments yet.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.