Nuovo rinvio alla Corte di Giustizia dell’U.E. in tema di oneri specifici di sicurezza (T.A.R. Molise, 12.2.2016 n. 77).

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Prosegue il dibattito giurisprudenziale in tema di oneri specifici per la sicurezza.

Dopo la coraggiosa Ordinanza n. 1745 del 16.12.2015 del T.A.R. Piemonte (pure commentata da queste pagine) si registrano i medesimi dubbi da parte del T.A.R. Molise il quale, con sentenza del 12 febbraio 2016 n. 77, ha rimesso alla Corte di giustizia dell’Unione Europea la verifica sulla compatibilità con la disciplina comunitaria delle pertinenti norme, siccome interpretate dalle Decisioni n.ri 3 e 9 del 2015 dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato. la quale la mancata separata indicazione dei costi di sicurezza aziendale, nelle offerte economiche.

Il caso specifico è omologo a quello deciso dal Tribunale amministrativo piemontese, posto che l’esclusione della ditta che aveva eluso il preteso onere non era stato specificato né dalla Lex specialis né dal modello di compilazione per la presentazione delle offerte predisposto dalla Stazione Appaltante.

Il Giudice molisano, peraltro, ha anche adombrato rilievi di illegittimità con riferimento alle disposizioni comunitarie che postulano la par condicio competitorum e la tutela della massima concorrenza, segnalando come sia censurabile predicare “sempre e comunque” l’esclusione quand’anche, dal punto di vista sostanziale, sia possibile certificare che l’offerta rispetti i costi minimi di sicurezza aziendale.

Sicchè, “stante l’orientamento ermeneutico della giurisprudenza amministrativa, deve ora porsi, anche sulla scorta di analoghe iniziative del T.a.r. Piemonte, II sezione (ord. 16.12.2015 n. 1745) e della C.G.A. Siciliana (ord. n. 1/2015), una questione interpretativa – che proprio con la presente sentenza parziale viene posta all’attenzione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea – avente a oggetto la normativa nazionale sull’obbligo di indicazione separata, all’atto delle offerte per una procedura ad evidenza pubblica riguardante una gara d’appalto per lavori, dei costi interni di sicurezza aziendali“, ha sottoposto alla Corte del Lussemburgo il seguente quesito interpretativo:

Se i principi comunitari di tutela del legittimo affidamento e di certezza del diritto, unitamente ai principi di libera circolazione delle merci, di libertà di stabilimento e di libera prestazione di servizi, di cui al Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), nonché i principi che ne derivano, come la parità di trattamento, la non discriminazione, il mutuo riconoscimento, la proporzionalità e la trasparenza, di cui (da ultimo) alla direttiva n. 2014/24/UE, ostino ad una normativa nazionale, quale quella italiana derivante dal combinato disposto degli artt. 87, comma 4, e 86, comma 3-bis, del d.lgs. n. 163 del 2006, e dall’art. 26, comma 6, del d.lgs. n. 81 del 2008, così come interpretato, in funzione nomofilattica, ai sensi dell’art. 99 cod. proc. amm., dalle sentenze dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato nn. 3 e 9 del 2015, secondo la quale la mancata separata indicazione dei costi di sicurezza aziendale, nelle offerte economiche di una procedura di affidamento di lavori pubblici, determina in ogni caso l’esclusione della ditta offerente, anche nell’ipotesi in cui l’obbligo di indicazione separata non sia stato specificato né nella legge di gara né nell’allegato modello di compilazione per la presentazione delle offerte, ed anche a prescindere dalla circostanza che, dal punto di vista sostanziale, l’offerta rispetti i costi minimi di sicurezza aziendale”.

La rimessione, giova ancora sottolineare, va letta alla luce dell’Ordinanza n. 1/2015 della C.G.A.R.S. (in cui il Supremo Consesso, nella sua articolazione territoriale siciliana, avevo invitato i Giudici comunitari a chiarire i contorni del potere nomofilattico delle Decisioni della Plenaria), che non ha trovato tutt’oggi una definitiva risposta.

Nei prossimi mesi valuteremo quali saranno i riscontri della Corte di Giustizia e, soprattutto, quale sarà l’impatto riservato ai casi – ancora sub iudice – soprattutto quelli originati da selezioni precedenti la Plenaria n. 3/2015.

Avv. Marcello Russo

 
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